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Ferrari ha debuttato in borsa con una buona salita, il titolo RACE ha avuto in apertura un comportamento positivo come ci si attendeva.

Le azioni dell’azienda di Maranello sono state quotate al massimo di prezzo consentito dalla forchetta, 52 dollari, e hanno raggiunto quasi 61 dollari, il 17% in più. Ma gli investitori dicono che il prezzo dell’IPO potrebbe essere stato “falsato” da alcuni punti importanti.

 

La Ferrari è un bene di lusso. L’auto del cavallino è un bene di lusso, più simile ad una borsa di Hermes Birkin che ad un’auto BMW, o almeno questo è ciò che su cui si è puntato prima del lancio dell’IPO. E’ dunque più semplice raccogliere sostegno in corrispondenza dell’IPO. In effetti, molti investitori hanno dichiarato di essere attratti dalle azioni della Ferrari in virtù del prestigio della società e perché, anche in un'economia difficile, i beni di lusso vanno sempre forte.

 

Scarsità delle azioni. Ferrari ha avuto una forte domanda di azioni perché c’è stata una piccola quantità di esse a disposizione sul mercato. Solo il 10% del totale delle azioni del cavallino rampante è stata quotata, e questo potrebbe aver contribuito ad aumentarne il valore in fase di IPO. Fiat Chrysler rimane proprietaria del marchio con l’80% delle azioni, il restante 10% è di proprietà di Piero Ferrari, figlio del fondatore dell'azienda.

 

Nessun debito. Gli investitori sono sempre un po’ scettici relativamente all’arrivo di nuove imprese sul mercato, soprattutto in merito al fatto che esse possano trascinarsi dietro dei debiti. Ferrari non è una di queste aziende. Ultimamente, un fattore che incide sull’andamento dell’IPO è la quantità di denaro che viene investito da parte di privati prima dello stesso.

 

Storicamente, se un grande fondo vuole costruire una posizione sostanziale in una nuova società, presumibilmente si tratta di buone azioni, su cui vale la pena investire.

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