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Ormai ci siamo abituati ad acquistare la maggior parte dei nostri abiti con un’etichetta che espone “made in China”, ora diventata “P.R.C.” per ingannare i consumatori, ma una cosa su cui noi italiani non possiamo proprio sorvolare sono le imitazioni agroalimentari.

Abbiamo la sicurezza di dichiarare che il cibo italiano è il più buono al mondo e che possiamo vantare prodotti di qualità presenti su tutto il territorio ed è proprio questo il problema.

 

Invece di puntare tutto sul Made in Italy, molti prodotti, spacciati per italiani, vengono immessi nei mercati esteri con provenienza che, chiaramente, non ha nulla a che vedere con il nostro Paese. Coldiretti sta lottando contro queste falsificazioni e, questa battaglia, potrebbe portare 300mila nuovi posti di lavoro.

 

Sia in Paesi europei che americani si vedono nei supermercati “spagetti”, “mortadele” o “kapeleti”. Insomma, non c’è neanche la preoccupazione di copiare il nome originale in modo esatto, talmente è un mercato così affermato che sfrutta l’ignoranza dei consumatori stranieri.

 

Ma il peggio deve ancora venire, perché si conta che almeno due terzi dei prodotti agroalimentari, spacciati all’estero come Made in Italy, siano, in realtà, delle complete imitazioni.
Una situazione che non deve creare stupore: la globalizzazione ha portato a tutto questo e ora è ovviamente difficile poterla fermare.

 

E dove l’Italia punta soprattutto all’esportazione di vino, frutta, formaggi e salumi, con la maggior parte provenienti dall’Emilia Romagna, queste vergognose imitazioni colpiscono duramente il nostro mercato, penalizzando quegli agricoltori che si impegnano a mantenere la qualità dell’alimentazione italiana.

 

Ma sembra che ciò non importi all’Europa e il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha dichiarato che proporrà questo argomento al prossimo Consiglio Europeo, continuando la battaglia contro le imitazioni agroalimentari.

 

L’industria alimentare del nostro paese deve essere protetta, anche perché essa potrebbe aiutarci a risollevare la situazione economica del nostro paese, è una priorità.

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