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Il 5 maggio si sono tenute le elezioni per il sindaco della capitale britannica. Due i candidati principali, tra una decina in totale: Sadiq Khan, londinese ma di origine pachistana e di religione musulmana del partito laburista, e Zac Goldsmith, conservatore appoggiato dal primo ministro David Cameron.

Sempre in testa nei sondaggi, anche quelli fatti prima dei seggi, il pachistano ha avuto delle preferenze maggiori rispetto al suo avversario di almeno il 10%. Alla fine, le previsioni si sono rivelate esatte e Sadiq Khan è diventato il primo sindaco di Londra di religione musulmana, una cosa che rappresenterebbe una rivoluzione, soprattutto in un periodo come questo dove tale credenza è al centro di ogni discussione.

 

Nel corso della campagna elettorale c’è da dire che Goldsmith ha fatto di tutto per sminuire la figura di Khan e comprometterla, descrivendolo come un fanatico religioso, a livelli estremisti, e affermando di averlo visto in compagnia di radicali musulmani. Insomma, ha approfittato di questo momento delicato per l’Europa, che non vede di buon occhio questa religione, per giocare le sue carte. La risposta del rivale non è tardata ad arrivare, affermando di essere dispiaciuto per i metodi utilizzati dai conservatori e ribadendo di non vergognarsi della sua religione.

 

Ma il tema principale di queste elezioni è un altro: gli alloggi. Il candidato laburista aveva promesso la costruzione di 80mila nuovi edifici nel caso in cui fosse stato eletto, mentre l’avversario si era limitato ad una quota di 50.000, dando priorità all’ambiente e non volendo portare alla distruzione di troppe zone verdi.

 

Meno importanza è stata data da entrambe le parti alla questione Brexit, alla quale, in ogni caso, Khan si è detto contrario, mentre Goldsmith a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa (e sappiamo che il peso delle parole del sindaco londinese sono molto pesanti in questo senso).

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